Etica e professionalità: l’Ordine dei Commercialisti e la rivoluzione digitale


Si avvicina il momento in cui le macchine potranno del tutto sostituire l’umano? In previsione del convegno “Datacrazia” che si terrà a Palermo il prossimo 11 settembre per riflettere su questo tema, inauguriamo una serie di interviste ai relatori dell’incontro che ci illustrano il proprio punto di vista.

Cogliere le opportunità, ma evitare di farsi travolgere dalla paura verso il cambiamento: la riflessione del Presidente Consiglio Nazionale dell’Ordine Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili Massimo Miani prende atto della modifica del rapporto tra i professionisti e i clienti che la rivoluzione digitale porta con sé, ma ne individua i confini dei possibili danni: “Non credo che, almeno nel breve periodo, l’intelligenza artificiale sia in grado di sostituire  totalmente il lavoro intellettuale del professionista. Bisognerà, comunque, organizzarsi per cogliere le opportunità che la rivoluzione digitale ci presenta, evitando così il rischio di farsi travolgere dalle minacce che stanno dietro l’angolo, in particolare per coloro che sono meno inclini al cambiamento. Noi Dottori Commercialisti rivendichiamo con forza il ruolo di primo piano che la Professione ha rivestito nel processo di digitalizzazione dell’Erario e della P.A., offrendo giorno per giorno un contributo decisivo ed insostituibile per lo sviluppo di un Fisco telematico sicuramente tra i più avanzati del mondo. Grazie alla nostra esperienza possiamo cogliere le sfide della rivoluzione digitale, con la consapevolezza che l’apporto consulenziale e professionale del Commercialista rimarrà sempre insostituibile”.

Ulteriori spunti di riflessione arrivano dal Presidente del Consiglio dell’Ordine Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Palermo, Fabrizio Escheri: “Il possesso dei codici algoritmici delle piattaforme di intelligenza artificiale da parte di un ristretto numero di investitori multinazionali rende necessaria una valutazione dei riflessi etici, economici, politici e sociali della rivoluzione digitale applicata al campo intellettuale. I professionisti intellettuali ‘umani’ rispondono innanzitutto alla propria coscienza libera e poi a norme, codici etici e deontologici. Attività professionali realizzate, senza alcun intervento umano, attraverso l’esclusivo uso di macchine i cui codici etici sono scritti da programmatori che possono essere ispirati a logiche di mero profitto, potrebbe non garantire la trasparenza nell’uso delle informazioni acquisite dai clienti e nella proposizione di soluzioni professionali. È necessario, quindi, che ci sia maggiore trasparenza e che si stabiliscano regole valide per tutti coloro che operano nel campo delle professioni intellettuali”.